Rapporto sui legami del Tony Blair Institute con il progetto che promuove la pulizia etnica di Gaza

Tony Blair ex primo ministro laburista , ora coinvolto in un piano di pulizia etnica. Foto: AFP
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Redazione di MEE

6 luglio 2025 – Middle East Eye

Alcuni documenti mostrano che alcuni dipendenti del centro di ricerca fondato dall’ex primo ministro del Regno Unito sono coinvolti nelle discussioni su un piano per Gaza condannato in quanto promuove la pulizia etnica.

Il Tony Blair Institute (TBI) è stato associato a un progetto condannato da più parti perché propone la pulizia etnica di Gaza seguita da una radicale ricostruzione post-bellica della Striscia assediata.

Secondo documenti visionati dal Financial Times e rivelati domenica, i progetti includono una “Riviera Trump” e infrastrutture che prenderebbero il nome da ricchi regnanti del Golfo.

Il piano, delineato in una presentazione intitolata “La Grande Speranza”, è stato creato da un gruppo di uomini d’affari israeliani con l’appoggio di consulenti del Boston Consulting Group (BCG) [affermato centro di consulenza statunitense, ndt.]. Il piano del BCG presuppone che almeno il 25% dei palestinesi se ne vada “volontariamente”, e che la maggior parte di essi non ritorni più. Resta indefinito se i palestinesi avrebbero la possibilità di scegliere, ma la proposta è stata ampiamente condannata in quanto equivarrebbe alla pulizia etnica della popolazione nativa del territorio.

Lo scopo del progetto sarebbe quello di trasformare l’enclave ridotta in macerie da Israele in un lucroso centro di investimenti. Per questa proposta sono fondamentali programmi commerciali basati sulle criptovalute, zone economiche speciali con tassazione ridotta e isole artificiali sul modello del litorale di Dubai.

Benché il TBI insista di non avere né sostenuto né redatto la presentazione, due membri del suo personale hanno partecipato alla discussione riguardante l’iniziativa.

Il Tony Blair Institute è stato fondato dall’ex-primo ministro britannico Tony Blair nel 2016, apparentemente per promuovere riforme politiche globali e combattere l’estremismo.

In un documento interno del TBI, intitolato “Progetto economico per Gaza”, che è stato fatto circolare all’interno del gruppo, si trovano ambiziose proposte economiche e infrastrutturali. Tra queste un porto in acque profonde che collegherebbe Gaza al corridoio India-Medio Oriente-Europa e progetti per isole artificiali al largo della costa.

Significativamente, a differenza della proposta degli imprenditori israeliani, il documento del TBI non suggerisce l’espulsione dei palestinesi, un progetto che ha il sostegno del presidente USA Donald Trump ma che è stato condannato internazionalmente in quanto equivarrebbe alla pulizia etnica della Striscia. Benché alcune idee coincidano, il Tony Blair Institute sostiene di non aver giocato alcun ruolo nella stesura e nell’approvazione della presentazione del BCG.

Inizialmente il TBI ha negato qualsiasi coinvolgimento e un portavoce ha dichiarato al FT: “Il vostro articolo è assolutamente sbagliato… Il TBI non è stato coinvolto nella preparazione del piano.” Tuttavia, dopo che il FT ha presentato le prove dello scambio di messaggi all’interno di un gruppo di 12 persone comprendente personale del TBI, consulenti del BCG e organizzatori israeliani, l’istituto ha riconosciuto che il suo personale era al corrente e presente durante le relative discussioni. “Non abbiamo mai detto che il TBI non sapeva niente di quello su cui questo gruppo stava lavorando,” ha chiarito il portavoce. Il TBI sostiene di essere stato in “modalità d’ascolto” e che questo documento interno era una delle molte analisi degli scenari post-bellici che venivano presi in considerazione.

Blair era in modalità di ascolto

Il gruppo che sta dietro alla proposta include importanti investitori israeliani nella tecnologia come Liran Tancman e il finanziere Michael Eisenberg. Entrambi avrebbero giocato un ruolo nella creazione della Gaza Humanitarian Foundation (GHF) [l’organizzazione statunitense creata per sostituire l’ONU nella distribuzione di aiuti umanitari a Gaza in collaborazione con l’esercito israeliano, ndt.].

La credibilità della GHF è stata segnata da polemiche. Durante lo svolgimento caotico del progetto almeno 700 palestinesi sono stati uccisi e più di 4.000 feriti dalle forze israeliane mentre cercavano di aver accesso agli aiuti.

Phil Reilly, che, come riferito in precedenza da Middle East Eye, per otto anni è stato consulente del BCG e ha iniziato a discutere degli aiuti a Gaza con civili israeliani quando ricopriva ancora quel ruolo all’inizio del 2024, ha incontrato Tony Blair a Londra nei primi mesi di quest’anno.

Il TBI ha affermato che era stato Reilly a chiedere l’incontro e ha definitivo il coinvolgimento di Blair come limitato: “Il signor Blair ha solo ascoltato. Come sapete, il TBI non fa parte della GHF.”

Non è la prima volta che Blair e la sua fondazione devono affrontare polemiche. Blair è stato presidente onorario della sezione britannica del Jewish National Fund [Fondo Nazionale Ebraico] (JNF) israeliano, che ha ricevuto pesanti critiche per le sue attività, tra cui l’aver donato circa 1 milione 160.000 di euro a quella che ha definito come la “più grande milizia israeliana” e l’aver cancellato la Palestina dalle sue mappe ufficiali.

Il TBI ha anche ricevuto denaro da un truffatore finanziario legato alle illegali colonie israeliane e a una rete islamofoba statunitense.

Una fonte aveva detto in precedenza al Financial Times che la GHF ha ricevuto una garanzia di 100 milioni di dollari da un Paese sconosciuto.

La presentazione di 30 pagine, condivisa con funzionari statunitensi e altri attori regionali, propone di affidare i terreni pubblici di Gaza a un’amministrazione fiduciaria gestita sotto la supervisione israeliana finché il territorio sarà “demilitarizzato e deradicalizzato.”

Ai proprietari privati verrebbero offerte criptovalute in cambio dei loro terreni e la promessa di abitazioni permanenti.

La proposta elenca dieci “Mega Progetti”, comprese infrastrutture che prendano il nome da leader del Golfo, l’“Anello MBS [Mohammed Bin Salman, reggente dell’Arabia Saudita, ndt.]” e il “Centro MBZ [Mohamed bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti, ndt.], e intese ad attirare importanti aziende internazionali come Tesla, Amazon e IKEA. Secondo le proiezioni del BCG l’iniziativa potrebbe far salire il valore economico di Gaza dallo “0 di oggi” a 324 miliardi di dollari.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)