Peter Oborne
5 ottobre 2026 – Middle East Eye
Un’inchiesta di Channel 4 rivela come il governo britannico abbia ripetutamente omesso/evitato di costringere l’esercito israeliano a rispondere dei crimini di guerra commessi.
Sono trascorsi venticinque anni da quando il sociologo Stanley Cohen pose una domanda che oggi mantiene la stessa urgenza di quando la formulò.
Come fanno istituzioni, governi e gente comune a essere a conoscenza di atrocità, massacri e violazioni dei diritti umani riuscendo al contempo a cancellarli dalla propria mente?
Il suo brillante studio, States of Denial: Knowing About Atrocities and Suffering [Stadi di negazione: conoscere le atrocità e la sofferenza], traeva spunto dalle testimonianze dirette dello stesso Cohen su insabbiamenti, sparizioni forzate e torture nella sua terra d’origine, il Sudafrica. Tuttavia, la sua analisi delle modalità con cui ci illudiamo che eventi terribili non stiano accadendo aveva un respiro più ampio, spaziando dall’America Latina al genocidio in Ruanda, dall’Olocausto al Medio Oriente e altrove.
Cohen ha distinto i diversi modi in cui politici, giornalisti e altri soggetti hanno occultato la verità e ha individuato ciò che ha definito “negazione letterale”: l’affermazione categorica che i crimini non stanno avvenendo.
Il recente discorso del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite contiene numerosi esempi di negazione letterale. Egli ha sostenuto che il rapporto tra vittime civili e combattenti a Gaza fosse eccezionalmente basso, che Israele non bloccasse gli aiuti alla Striscia e che la responsabilità delle carenze fosse da attribuire ad Hamas.
Ha inoltre sostenuto l’assurda tesi secondo cui le violenze dei coloni nella Cisgiordania occupata sarebbero opera di un “manipolo di giovani delinquenti“.
Un proverbio palestinese, Yaktheb al-kithbah wa yusadikaha, si traduce approssimativamente così: “Dice una bugia e poi ci crede”. Descrive lo stato mentale di chi ha ripetuto la stessa falsità così tante volte da finire per considerarla un fatto reale.
Ciò potrebbe spiegare non solo l’atteggiamento di Netanyahu, ma anche quello della schiera di apologeti che ripetono ciecamente le sue parole.
Cohen ha anche analizzato una forma più sofisticata di negazionismo che, pur non mettendo in discussione i fatti fondamentali, li edulcora in modo da farli apparire ragionevoli o accettabili. Ha definito questo fenomeno “negazionismo interpretativo”.
Licenze di esportazione
Channel 4 ha recentemente trasmesso un documentario di un’ora che esamina come i ministri britannici abbiano fatto ricorso alla tecnica definita da Cohen “negazionismo interpretativo” per avallare la distruzione di Gaza da parte di Israele.
È evidente alla maggior parte delle persone che Israele commette regolarmente crimini contro l’umanità; le immagini più recenti di Google Maps mostrano una devastazione totale dell’enclave. Eppure in tutto questo periodo i ministri britannici hanno negato i crimini di guerra israeliani. Come hanno gestito un simile livello di dissonanza cognitiva?
Il documentario di Channel 4, “Britain’s Gaza Secrets Exposed” [Svelati i segreti britannici su Gaza] ha contribuito in modo significativo a fornire una risposta. Negli ultimi tre anni le aziende britanniche hanno esportato in Israele armamenti per un valore di milioni di sterline, proprio mentre il Paese radeva al suolo Gaza e massacrava civili.
Tutte quelle armi richiedono licenze di esportazione. Sia secondo la normativa nazionale che quella internazionale alla Gran Bretagna è vietato esportare armi verso qualsiasi Paese che si abbia motivo di sospettare stia commettendo crimini di guerra.
Ciò spiega perché negli ultimi tre anni l’unità del Foreign Office incaricata di indagare sulle potenziali violazioni del diritto umanitario sia stata impegnata a valutare le azioni militari di Israele a Gaza.
La giornalista di Channel 4 Ramita Navai ha ottenuto le valutazioni interne del Foreign Office sulla condotta di Israele nelle prime fasi del conflitto, riguardanti centinaia di casi noti. La sua inchiesta dimostra che ripetutamente il Foreign Office britannico ha tralasciato di costringere l’esercito israeliano a rispondere delle proprie azioni.
Si prenda il caso di Hind Rajab, la bambina di cinque anni rimasta intrappolata in auto con i familiari ormai deceduti dopo essere stati colpiti dal fuoco di soldati israeliani. Trascorse tre ore al telefono chiedendo aiuto. Alla fine, arrivò il permesso per i soccorritori, ma al loro arrivo i soldati uccisero sia loro che la stessa Hind.
Un fatto indicibile e orrendo; eppure, i funzionari del Foreign Office ritennero insufficienti le prove per stabilire che i soldati israeliani avessero violato il diritto internazionale.
O si consideri il raid aereo sulla scuola Al-Fakhoura, nel campo profughi di Jabalia, avvenuto nel novembre 2023: l’attacco causò la morte di decine di persone, tra cui donne e bambini. Il Foreign Office non classificò l’episodio come crimine di guerra, nonostante le Nazioni Unite avessero chiaramente indicato la scuola come rifugio per civili sfollati e ne avessero comunicato le coordinate all’esercito israeliano.
I funzionari britannici giunsero alla medesima conclusione anche dopo il massacro di 48 membri della famiglia Elian a Nuseirat e quando Israele colpì una struttura dell’organizzazione “Medical Aid for Palestinians”, dove si trovavano quattro medici britannici.
Solo in un caso il Foreign Office concluse che vi fosse stata una “possibile” violazione del diritto internazionale: l’attacco israeliano che uccise sette operatori umanitari della World Central Kitchen, tra cui tre cittadini britannici.
Alcune rivelazioni hanno mostrato che, mentre Israele prometteva un’indagine “approfondita, urgente e trasparente” sulla tragedia della World Central Kitchen, l’allora Ministro degli Esteri David Cameron stava autorizzando un’ulteriore serie di esportazioni di armi senza attendere il completamento dell’inchiesta israeliana.
Conclusioni di comodo
È evidente che queste ripetute valutazioni del Foreign Office fossero vantaggiose. In quel periodo la Gran Bretagna era un alleato entusiasta di Israele e non voleva inimicarsi gli Stati Uniti.
Dunque l’iter legale britannico è stato manipolato a favore di Israele? Channel 4 suggerisce che ciò possa essere accaduto, avendo ottenuto un’intervista con Mark Smith, l’unico funzionario britannico ad essersi dimesso per la questione di Gaza.
Le sue dichiarazioni sono durissime: “Abbiamo tutti visto le riprese aeree di interi quartieri letteralmente rasi al suolo. Hanno distrutto la stragrande maggioranza degli edifici residenziali di Gaza. Non ho mai visto nulla di simile in tutta la mia carriera, né nella mia vita”.
Smith prosegue: «E poi, pur non facendo parte del team e non avendo accesso alle valutazioni in corso, ho potuto vedere – al telegiornale, alla luce del sole, a occhio nudo – gli attacchi più atroci verificarsi quotidianamente. Insomma, quasi ogni singola scuola e quasi ogni singolo ospedale a Gaza sono stati danneggiati o distrutti.
Come giustifichiamo le nostre esportazioni di armi? Se sorge anche solo il dubbio, a livello nazionale o internazionale, che uno Stato a cui si vendono armi possa essere impegnato nella perpetrazione di un genocidio, allora il momento per discutere di una possibile violazione del diritto internazionale umanitario è ormai passato da un pezzo».
Smith afferma di essersi dimesso dopo aver assistito a «illegalità e complicità in crimini di guerra» ai vertici del governo.
Channel 4 ha chiesto a William Schabas, un eminente esperto di diritti umani proveniente da una famiglia di sopravvissuti all’Olocausto, di commentare la valutazione del Foreign Office sulla tragedia di Hind Rajab. Egli ha risposto: “Quando un bambino viene ucciso in questo modo, credo debba esserci una fortissima presunzione che, di norma, non possa esservi alcuna giustificazione o spiegazione militare per tale atto”.
Channel 4 ha inoltre interpellato Dearbhla Minogue, avvocata della Global Legal Action Network, organizzazione che, insieme alla ONG palestinese Al-Haq, ha citato in giudizio il governo britannico per le sue esportazioni di armi verso Israele. Le organizzazioni hanno perso la causa, ma il procedimento ha portato alla divulgazione delle valutazioni del Foreign Office analizzate da Channel 4.
Secondo Minogue il governo britannico ha adottato una metodologia viziata che rendeva quasi impossibile individuare le violazioni israeliane. Minogue ha riferito che il team legale del Foreign Office ha creato un paradosso senza uscita: per dimostrare che un attacco violava il diritto internazionale umanitario sarebbero state necessarie informazioni precise sulle intenzioni di Israele.
Poiché Israele si è rifiutato di fornire tali informazioni il Foreign Office non è stato in grado di giungere a una conclusione su nessuno degli episodi, consentendo così la prosecuzione della vendita di armi.
Ciò mi porta a un’ultima considerazione.
L’inchiesta di Channel 4 ha reso pubblica una grande quantità di nuove informazioni che ci aiutano a comprendere la complicità britannica nella distruzione di Gaza.
Eppure non ho trovato uno solo fra gli organi di informazione tradizionali che abbia riportato queste rivelazioni. La spiegazione di questo silenzio mediatico è semplice: non è solo il governo britannico a essere colpevole di quella “negazione interpretativa” descritta da Cohen riguardo all’annientamento di Gaza. Anche la maggior parte dei media britannici è ugualmente complice.
Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Middle East Eye.
Il nuovo libro di Peter Oborne, Complicit: Britain’s Role in the Destruction of Gaza [Complicità: il ruolo della Gran Bretagna nella distruzione di Gaza] è stato recentemente pubblicato da Or Books. Oborne ha vinto il premio per il miglior commentatore/blogger nel 2022 e nel 2017, ed è stato inoltre nominato “freelance dell’anno” nel 2016 ai Drum Online Media Awards per gli articoli scritti per Middle East Eye. Nel 2013 è stato inoltre nominato “Columnist of the Year” [Editorialista dell’Anno] ai British Press Awards. Nel 2015 ha lasciato l’incarico di caporedattore politico del Daily Telegraph. Il suo libro più recente è The Fate of Abraham: Why the West is Wrong about Islam [Il destino di Abramo: perché l’Occidente si sbaglia sull’Islam], pubblicato a maggio da Simon & Schuster. Tra le sue opere precedenti figurano The Triumph of the Political Class [Il trionfo della classe politica], The Rise of Political Lying [L’ascesa della menzogna politica], Why the West is Wrong about Nuclear Iran [Perché l’Occidente si sbaglia sull’Iran nucleare] e The Assault on Truth: Boris Johnson, Donald Trump and the Emergence of a New Moral Barbarism [L’assalto alla verità: Boris Johnson, Donald Trump e l’emergere di una nuova barbarie morale].
(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)
