Palestine Weekly: La raccolta delle olive si apre sotto attacco

L'intervento per spegnere un ulivo in seguito al pogrom ad opera dei coloni contro il villaggio Ein Yabrud a nord est di Ramallah. Foto: AFP

I coloni e le forze israeliane picchiano i palestinesi, incendiano proprietà e rubano i raccolti in tutta la Cisgiordania occupata.

Redazione di Al Jazeera

6 ottobre 2026 –Al Jazeera

Sebbene la stagione della raccolta delle olive non sia ancora ufficialmente iniziata, questa settimana i palestinesi hanno tentato di raggiungere in anticipo i propri oliveti; lo stesso hanno fatto i coloni israeliani.

In tutta la Cisgiordania occupata, i raccoglitori sono stati picchiati, gli alberi dati alle fiamme, i raccolti e gli attrezzi rubati mentre i soldati israeliani hanno interdetto ai proprietari l’accesso alle loro terre.

Nel frattempo, a Gaza, gli attacchi israeliani hanno continuato a ignorare una tregua in vigore da un anno, mentre i sistemi umanitario e sanitario del territorio scivolavano ulteriormente verso il collasso, con l’inverno ormai alle porte.

Un raccolto sotto assedio

Le violenze di questa settimana lasciano presagire una sanguinosa raccolta nelle zone occupate della Cisgiordania. Il 3 ottobre a Jabal Qamas, tra le città di Osarin e Beita, a sud di Nablus, i coloni dell’avamposto illegale di Mevaser Shalom hanno attaccato una famiglia di raccoglitori di olive. Il pogrom ha lasciato un uomo, Hussam Adily, in condizioni critiche, e ha ferito suo fratello e sua madre, secondo quanto riportato dall’attivista israeliano Jonathan Pollack e dai media in lingua araba.

I coloni sono poi entrati a Osarin, saccheggiando un’abitazione e distruggendo delle auto. Sebbene l’esercito israeliano abbia aperto un’indagine, ha affermato che gli aggressori erano fuggiti prima dell’arrivo dei soldati, come riportato dal Times of Israel.

Simili pogrom contro i raccoglitori di olive palestinesi si sono verificati nel nord e nel centro della Cisgiordania, compresi i villaggi di Rantis, Sebastia, Beit Imrin, Deir Sharaf, Aqraba, az-Zawiya, Ramin e Arrabuna. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa e i resoconti locali gli agricoltori sono stati aggrediti con spray al peperoncino, investiti o colpiti con bastoni e pugni, e molti hanno avuto bisogno di cure ospedaliere.

A Jabal al-Arma, nella provincia di Beita, i coloni israeliani hanno aperto il fuoco sui raccoglitori di frutti selvatici e le forze dell’ordine hanno lanciato gas lacrimogeni direttamente contro di loro.

Agli attacchi si sono aggiunti anche i furti: i coloni hanno rubato olive raccolte, scale e teloni a Sinjil – dove, secondo un residente di Sinjil, i furti sono quasi quotidiani da più di una settimana, così come a Rafat, Kafr Ra’i, Faqqua e altrove, secondo Wafa.

Anche gli alberi sono stati presi di mira. Vicino ad Abu Dis, i coloni hanno dato alle fiamme circa 55 ulivi, distruggendo il raccolto appena colto di una famiglia, secondo quanto riportato da Wafa. Altrove, i coloni hanno condotto le loro greggi attraverso gli oliveti di proprietà palestinese, rovinando i raccolti in villaggi come Burqa, al-Mughayyir e Beit Duqqu, stando alle segnalazioni locali.

Laddove non sono i coloni a ostacolare il raccolto spesso lo fanno i soldati. Secondo Wafa le forze israeliane hanno impedito ai contadini di accedere alle proprie terre a Deir Istiya, Farkha, Haris, az-Zawiya e Silwan, confiscando i documenti d’identità e, in alcuni casi, anche gli attrezzi.

A Beita, l’esercito israeliano ha interrotto un raccolto dopo l’arrivo di coloni. Secondo quanto riportato da Haaretz si è trattato del quarto episodio di questo tipo in un fine settimana, in un’area al di fuori della giurisdizione militare. I soldati hanno costretto alla fuga, sotto la minaccia delle armi, i volontari internazionali che accompagnavano i palestinesi e hanno aggredito i giornalisti che documentavano l’attacco.

Oltre agli attacchi agli uliveti, due palestinesi sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco in due distinti episodi che hanno coinvolto coloni e forze israeliane a distanza di un solo giorno l’uno dall’altro. Mashhour Yassin, 51 anni, è stato ucciso il 1° ottobre durante un’irruzione dei coloni nelle case di Yasouf, a est di Salfit. Il Ministero degli Esteri palestinese ha dichiarato che i soldati hanno sequestrato le chiavi dell’ambulanza che lo trasportava e le hanno gettate via, ritardandone l’evacuazione.

Secondo quanto riportato da Wafa e da altri media, Bahaa al-Natsheh, diciannovenne, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco il giorno successivo vicino a un avamposto illegale alla periferia di Kobar. Le autorità israeliane continuano a non restituire la salma alla famiglia.

Nel frattempo, a un checkpoint a est di Tulkarem, un palestinese di 45 anni è morto per arresto cardiaco mentre era detenuto, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa palestinese.

I tribunali israeliani battono un colpo

Dopo settimane di retorica elettorale sempre più bellicosa questa settimana le istituzioni israeliane sono intervenute per contenere alcune delle ambizioni della coalizione di governo in vista delle elezioni del 27 ottobre.

La Corte Suprema ha riammesso all’unanimità le liste politiche a maggioranza araba – la Lista Araba Unita e la Lista Unita – alle elezioni, dopo che una commissione elettorale ne aveva votato l’esclusione. La Corte ha inoltre votato 7 a 2 per la riammissione del deputato di estrema sinistra Ofer Cassif. Tuttavia, Sami Abu Shehadeh, leader di Balad, partito componente della Lista Unita, ha ritirato la sua candidatura a causa della pressione dei giudici [israeliani, n.d.t.].

Inoltre, secondo quanto riportato dai media israeliani, il presidente della commissione elettorale ha multato il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir per aver sfruttato il suo accesso a un prigioniero di Hamas per realizzare un video della campagna elettorale.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha dichiarato questa settimana che i politici israeliani “non hanno fatto tutto il possibile” per arginare i pogrom dei coloni – osservazioni che fanno seguito alle dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha minimizzato l’attacco di massa dei coloni a Jalud definendolo opera di un “piccolo numero” di rivoltosi, come riportato dal Times of Israel.

Secondo quanto riportato da Haaretz l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump sta valutando sanzioni contro unità militari israeliane e una lista nera di ufficiali a causa dei pogrom, ma tali misure sarebbero state rinviate a dopo le elezioni israeliane di ottobre e le elezioni di medio termine statunitensi di novembre.

Il Regno Unito, nel frattempo, ha confermato di aver sospeso o respinto oltre 80 licenze di esportazione di armi verso Israele dal 2024, pur continuando a fornire componenti per il programma internazionale F-35, una partnership globale per la difesa guidata da Lockheed Martin. Israele ha dichiarato che il Regno Unito deve chiudere il suo consolato a Gerusalemme Est occupata entro l’8 ottobre.

Gaza: le uccisioni continuano nonostante il “cessate il fuoco”.

A Gaza, gli attacchi quotidiani israeliani continuano a sfidare il “cessate il fuoco” in vigore da un anno. Il bilancio delle vittime, secondo il Ministero della Salute di Gaza, è salito da 1.422 morti il ​​29 settembre a 1.460 il 5 ottobre. Il numero totale di morti dall’ottobre 2023 raggiunge così quota 74.243, dopo l’aggiunta in questa settimana di 181 decessi precedentemente non verificati.

Cinque persone, tra cui una madre e una figlia appartenenti alla piccola comunità cristiana di Gaza, sono rimaste uccise il 3 ottobre in un attacco israeliano contro l’edificio al-Asala a Gaza City, un attacco che secondo i media israeliani era diretto contro un funzionario di Hamas.

Sei persone sono morte il 30 settembre a Tal al-Hawa quando un drone ha colpito un furgone passeggeri , tra cui Ammar al-Sharafi, fratello del corrispondente di Al Jazeera Momin Alshrafi. Un uomo è morto il 1° ottobre quando la sua tenda ad al-Mawasi è stata colpita da un drone.

Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa palestinese Wafa il 4 ottobre una bambina di sei anni è morta dopo essere stata presumibilmente colpita da colpi d’arma da fuoco sparati dalle truppe israeliane a Deir el-Balah.

Secondo l’Ufficio stampa del governo di Gaza il 30 settembre il giornalista palestinese Muhammad al-Najjar è stato ucciso, diventando il 263° reporter ucciso dall’inizio della guerra genocida israeliana.

Israele ha inoltre continuato a demolire gli edifici danneggiati nella parte orientale di Gaza City. Le analisi satellitari stimano che il numero di strutture danneggiate in tutta Gaza si aggiri intorno alle 200.000.

Nel frattempo centinaia di palestinesi hanno partecipato a un funerale di massa per le 105 persone recuperate dalle macerie di diversi edifici rasi al suolo nell’ottobre del 2023.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)