Simon Speakman Cordall
7 ottobre 2026 – Al Jazeera
Tre anni dopo, il trauma del 7 ottobre 2023 continua a rimodellare la politica, le guerre e il posto di Israele nel mondo.
Per la stragrande maggioranza degli israeliani la storia contemporanea si divide tra il periodo prima dell’attacco guidato da Hamas il 7 ottobre 2023 e quello successivo. Nei tre anni da quando Israele in seguito agli attacchi ha scatenato la sua guerra genocida contro Gaza la società israeliana ha attraversato cambiamenti fondamentali.
Gli osservatori affermano che, attraverso il discorso politico e l’isteria dei media, è stato amplificato un senso di trauma collettivo a livelli finora sconosciuti nell’Israele contemporaneo.
La guerra genocida di Israele contro Gaza ha ucciso più di 74.000 palestinesi e Israele ha esteso i suoi attacchi a vari Stati della regione.
La guerra contro Gaza e una serie di pogrom dei coloni nella Cisgiordania occupata, alimentati dall’estrema destra israeliana, hanno contribuito al crescente isolamento di Israele da gran parte del mondo.
Daniel Bar-Tal, uno psicologo politico israeliano dell’università di Tel Aviv, sostiene che il 7 ottobre ha distrutto il mito dell’invincibilità militare di Israele.
Prima del 7 ottobre 2023 era diffusa una forte sensazione di sicurezza riguardo alla presunta superiorità tecnologica e militare di Israele.
Ciò è finito quando Hamas e altri gruppi hanno fatto irruzione in Israele: circa 1.200 persone sono state uccise e i gruppi palestinesi ne hanno prese circa altre 250 in ostaggio.
L’opinione pubblica israeliana è stata in generale isolata dalle conseguenza delle violente azioni militari a Gaza e nella Cisgiordania occupata e Bar-Tal afferma che molti sono rimasti scioccati dal fatto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu possa aver saputo in anticipo dei piani di Hamas.
All’interno di Israele l’impatto psicologico degli attacchi è stato palpabile: “Ha terribilmente sconvolto (tutto). E’ una crisi che persiste tra la popolazione,” dice ad Al Jazeera.
Da allora i palestinesi in particolare hanno vissuto con la risposta genocida di Israele.
La svolta a destra
I politici hanno sfruttato la paura e il trauma degli attacchi del 7 ottobre per portare avanti i propri fini e li stanno usando per prendere di mira i palestinesi nel loro complesso.
“Non ci sono dubbi che dopo il 7 ottobre molti israeliani sono stati preda di un sincero timore, ma non ci sono assolutamente dubbi, secondo me, che alcune forze politiche hanno anche sfruttato quel timore per cancellare pressoché ogni progresso fatto nel corso degli anni nei rapporti tra ebrei e palestinesi,” sostiene il sociologo israeliano Yehouda Shenhav-Shahrabani.
Innumerevoli sondaggi suggeriscono che la società israeliana ha ulteriormente virato a destra nel corso degli ultimi tre anni. I titoli dei principali giornali si sono posti la domanda se la sinistra, che in Israele è stata il principale bastione della soluzione a due Stati, esista ancora.
Un gran numero di israeliani continua ad appoggiare la pena di morte per i prigionieri palestinesi accusati di “terrorismo” e la continua espansione delle illegali colonie nella Cisgiordania occupata.
Nel maggio 2025 in un sondaggio sugli israeliani del sociologo Tamir Sorek, dell’università della Pennsylvania, la stragrande maggioranza degli intervistati ha affermato di essere a favore dell’espulsione degli abitanti di Gaza. Una significativa minoranza ha appoggiato anche l’“uccisione di massa” di tutti gli abitanti delle città invase dalle truppe israeliane, come fecero gli israeliti della Bibbia a Gerico.
“Indubbiamente il 7 ottobre è stato un momento di svolta nella politica israeliana contemporanea,” nota Shenhav-Shahrabani. “Direi che nella nostra coscienza collettiva, nella nostra volontà di interagire uno con l’altro e soprattutto nel livello di fiducia reciproca ci ha riportati indietro di centinaia di anni. E’ un enorme passo indietro, che sarà estremamente difficile superare.”
L’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha descritto i palestinesi di Gaza come “animali umani” e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir si è vantato di aver distribuito migliaia di armi governative a gruppi di coloni già noti per i pogrom spesso mortali contro città e villaggi palestinesi nella Cisgiordania occupata.
“La destra messianica e razzista ha sfruttato la catastrofe non solo per giustificare le sue posizioni, ma per spingere in avanti i confini di quello che può essere detto e fatto nella politica israeliana,” afferma Shenhav-Shahrabani.
Egli riconosce che il 7 ottobre non ha creato la destra israeliana, ma ha normalizzato posizioni in precedenza considerate estremiste.
“La paura è indubbiamente un fattore fondamentale di questa trasformazione. Ma la paura da sola non la spiega. La paura è stata anche mobilitata politicamente,” sostiene.
“La repressione… è diventata più violenta”
Neppure le opinioni anti-palestinesi sono nate il 7 ottobre 2023. Tali abusi risalgono alla creazione dello Stato di Israele nel 1948, alla conseguente espulsione forzata di circa 750.000 palestinesi e alla cancellazione di villaggi palestinesi dal territorio.
Negli anni successivi un numero crescente di entità internazionali e per i diritti umani hanno descritto il dominio israeliano sui palestinesi come apartheid. Anche la violenza sistematica, compresi l’attacco militare contro Gaza assediata, i sanguinosi pogrom e le continue aggressioni e furti di terre dei coloni, rimasti in buona misura impuniti, è stata ampiamente documentata dalle organizzazioni per i diritti umani, soprattutto dopo 7 ottobre.
B’Tselem ha evidenziato un’esplosione di violenza nella Cisgiordania occupata, registrando 1.107 palestinesi uccisi nel contesto di un “unico progetto politico” tra l’esercito israeliano e i coloni che pare inteso a espellere la popolazione locale.
“Il 7 ottobre ha consentito che prendessero piede e si acuissero processi già in corso,” dice ad Al Jazeera Yair Dvir di B’Tselem.
“L’infrastruttura dell’apartheid, della repressione e del controllo sui palestinesi è diventata più violenta, mentre la complessiva tendenza ad eliminare l’esistenza collettiva dei palestinesi è diventata più chiara e normalizzata attraverso il genocidio a Gaza, la pulizia etnica, la distruzione della società palestinese in Cisgiordania e l’intensificazione della discriminazione e de-umanizzazione contro i cittadini palestinesi di Israele.”
[traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi]
