Falsi account del partito laburista alimentano la “crisi dell’antisemitismo”

Asa Winstantley
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Asa Winstanley

17 gennaio 2019, The Electronic Intifada

Fin dall’inizio le notizie sulla “crisi dell’antisemitismo” nel partito laburista britannico sono state caratterizzate da disonestà, esagerazioni e invenzioni totali.

Il vero bersaglio di questa crisi artificiosa non sono i veri antisemiti, ma Jeremy Corbyn e in generale il movimento di solidarietà con i palestinesi.

Ma ora è emersa una nuova prova della preoccupante tendenza che ha alimentato la polemica fin dalla prima vittoria di Corbyn per la leadership nel settembre 2015.

Un’inchiesta di The Electronic Intifada ha documentato 10 profili twitter falsi che, spacciandosi come sostenitori di Corbyn, hanno postato messaggi violentemente antisemiti.

Gli account presentano somiglianze sufficienti a indicare che li stia gestendo la stessa persona lo stesso gruppo di persone.

Senza il coinvolgimento della polizia o un procedimento giudiziario è impossibile sapere con sicurezza chi ci sia dietro questa rete di finti profili.

Ma comunque sia, stanno chiaramente cercando di calunniare il partito laburista come antisemita.

Responsabili?

Si è ormai appurato che Israele ha condotto tentativi sia segreti che alla luce del sole contro Jeremy Corbyn da quando è diventato capo del partito.

Gruppi anti palestinesi che lavorano in coordinamento con Israele stanno conducendo campagne sotto copertura nei social media.

Un recente esempio è stato rivelato nell’inchiesta di Al Jazeera “The Lobby – Usa” che no è stata mandata in onda.

Come ha mostrato il documentario, “The Israel Project” [Progetto Israele, ndtr.] sta portando avanti una campagna per inserire narrazioni a favore di Israele in pagine facebook popolari e per altri versi innocue.

Ci sono anche cose che facciamo totalmente lontano dai riflettori,” ha detto il direttore esecutivo del gruppo al reporter di Al Jazeera in incognito.

Lo scorso mese un’altra operazione segreta – questa volta condotta dallo Stato britannico – è venuta alla luce dopo che alcuni documenti sono stati rivelati .

La cosiddetta “Integrity Initiative” [Iniziativa Integrità, ndtr.] è stata lanciata nel 2015 ed è diretta da ufficiali dell’intelligence militare britannica.

I suoi documenti suggeriscono che sia coinvolta in quelle che vengono chiamate “tecniche di guerra di informazioni.”

Dopo che le notizie sono filtrate, il governo britannico ha riconosciuto che l’iniziativa è stata finanziata – al momento con 3 milioni di dollari – sia dal ministero degli Esteri che da quello della Difesa.

Tra i bersagli del gruppo segreto c’era il capo del partito laburista Jeremy Corbyn.

Inganno

La rete di account twitter indagata da The Electronic Intifada usa una serie di falsi nomi e foto del profilo.

Anche la lista dei loro follower include molti account che sembrano dubbi, fortemente sospetti di essere falsi follower comprati.

Tutti e dieci gli account sono impegnati in un progetto di inganno, presentandosi come attivisti del partito laburista mentre sono coinvolti nell’antisemitismo.

Molti hanno anche postato violente istigazioni e minacce di morte, spesso contro ebrei.

Tutti e dieci hanno postato i loro contenuti più violenti e antisemiti come risposta ad altri tweet. Ciò significa che è per lo più improbabile che un rapido sguardo alle pagine dei profili riveli qualcosa di evidentemente dubbio.

La maggior parte dei tweet in evidenza é effettivamente del partito laburista o altro materiale politico. Due degli account hanno anche postato vero materiale sulla Palestina.

Una parte del materiale di solidarietà con la Palestina autentico è stato postato o ritwittato da due degli account. Poiché sono stati postati come risposte, i tweet antisemiti potrebbero normalmente essere visti solo da quanti sono in essi citati – o da avversari che stanno attivamente cercando queste risposte per trovare prove dell’“antisemitismo del partito laburista”.

I destinatari della rete di troll [utente di una comunità virtuale, solitamente anonimo, che invia di proposito messaggi provocatori, irritanti o fuori tema, ndtr.] sono stati spesso account di israeliani, filo-israeliani o laburisti importanti. Hanno incluso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, la deputata della destra laburista Yvette Cooper e lo stesso Jeremy Corbyn.

Finti laburisti

Tutti e dieci gli account si presentano come di sostenitori, attivisti o persino membri dello staff del partito laburista.

Ricerche fatte con il programma di ricerca per immagini di Google confermano che sette delle dieci immagini dei profili sono foto rubate – le altre tre sono probabilmente schermate sottratte da video.

Sei dei dieci profili si presentano come apparentemente musulmani – sono questi profili che hanno postato le frasi antisemite più inquietanti, compresi appelli diretti alla violenza contro gli ebrei.

Questi account hanno nomi arabi, come “Abu Hussein” e “Abu Omar”, e utilizzano foto rubate, alcune di veri o presunti islamisti o estremisti islamici.

Una di queste foto è di Muhammad Qutb, il defunto fratello dell’influente ideologo della Fratellanza Musulmana Sayyid Qutb.

Una prova ancora esistente su twitter mostra che la rete di troll risale almeno al novembre 2015.

La rete

I dieci finti account laburisti che postano discorsi antisemiti analizzati da “the Electronic Intifada” sono:

Tre su dieci sono stati smascherati nel 2017 e nel 2018 dal sito di notizie laburista The Skwawkbox. I tweet della rete di troll sembra intendesse provocare una reazione indignata nei confronti dell’”antisemitismo laburista”, alimentando quindi la crisi.

C’è stata una serie di casi di tali reazioni indignate da parte di parlamentari della destra laburista e in un caso persino di un portavoce del governo israeliano.

Un esempio di come la rete di troll abbia contribuito a guidare la crisi si è avuto l’ultimo giorno della conferenza annuale del partito laburista nel 2016. All’epoca c’era stato un clamore mediatico riguardo al presunto antisemitismo del partito laburista.

Ciò diede come risultato la sospensione dal partito laburista dell’attivista ebrea di colore antisionista Jackie Walker, dopo che si era detta in disaccordo con la definizione di antisemitismo riguardante Israele durante una sessione di formazione che doveva rimanere riservata.

In questa atmosfera febbrile, l’account @dgrintz1ha twittato a Tal Ofer – membro anglo-israeliano del Movimento degli Ebrei Laburisti, filoisraeliano, un gruppo che fin da subito ha sostenuto la narrazione dell’“antisemitismo laburista” – “l’unico sionista buono è quello morto.”

Questo tweet di risposta è stato in seguito ritwittato da Jeremy Newmark – allora presidente del JLM, benché in seguito sia stato obbligato a dare le dimissioni con disonore.

Il JLM ha rapporti strettissimi con l’ambasciata israeliana.

Violento antisemitismo

Un altro esempio tipico ha avuto luogo nel marzo 2018, durante un ulteriore delirio mediatico sulla presunta crisi.

Un nuovo profilo, “Abu Hussein,” ha iniziato a ritwittare Corbyn, il suo importante alleato nel partito laburista John McDonnell ed altri noti account laburisti.

Ma uno sguardo più attento sul profilo @AbuHusseinLab ha rivelato un quadro inquietante.

In una risposta che prendeva di mira gli account ufficiali di Corbyn e McDonnell “Abu Hussein” ha minacciato la “Jihad” contro gli “ebrei”, insieme al disegno di un coltello insanguinato.

Ma l’account aveva rubato la foto del suo profilo da un sito di incontri.

Abu Hussein” è stato segnalato a twitter da chi scrive e da altri utenti per il suo violento razzismo. Ma la rete di troll ha semplicemente aperto altri account – almeno quattro dei suoi presunti account musulmani hanno iniziato a twittare nell’aprile 2018.

Lo stesso mese la crisi sul presunto antisemitismo ha continuato a imperversare nel partito. E l’evidente opposizione di Israele al partito laburista è stata condotta in modo palese, provocando notizie in prima pagina con la sospensione dei rapporti con l’ufficio di Corbyn a causa del suo “odio per le politiche del governo dello Stato di Israele” e del suo presunto antisemitismo.

Nell’ottobre 2018 un nuovo falso account laburista ha iniziato a twittare: @DeanBrownLab.

Dean Brown” ha affermato di essere “un ex membro dello staff del partito laburista” e di far parte di “Momentum” – un gruppo scaturito dalla campagna per l’elezione di Corbyn a leader del partito laburista.

Il 27 ottobre, il giorno del massacro di Pittsburgh negli USA, l’account ha twittato al primo ministro israeliano: “VE LA SIETE CERCATA.”

Da allora il neonazista Robert Bowers è stato imputato della morte quel giorno di 11 fedeli ebrei alla sinagoga “Albero della Vita”. Egli avrebbe detto alla polizia di volere “la morte di tutti gli ebrei.”

L’account è immediatamente scomparso. L’obiettivo di calunniare gli attivisti del partito laburista era stato raggiunto.

Ma, come ha rivelato subito The Skwawkbox, fonti del partito laburista hanno sottolineato che nessun Dean Brown ha mai lavorato per Jeremy Corbyn. Anche “Momentum” ha confermato di non sapere niente dell’iscrizione di un tale Dean Brown.

La foto usata dall’account era di una persona totalmente innocente ed era stata rubata da un articolo sulla stampa locale.

Una montatura

Questa rete di troll dimostra come sia facile per un individuo o un piccolo gruppo di persone trasmettere una falsa immagine sui social media.

Benché non ci siano prove che “Wesley Brown,” “Abu Hussein” o uno qualunque degli altri sia mai esistito – per non parlare del fatto che siano membri del partito laburista – la rete di troll ha ingannato politici di alto profilo.

È stato facile farlo, dato che i falsi profili corrispondono alla narrazione preconcetta secondo cui l’antisemitismo è molto diffuso nel partito laburista, soprattutto nella sinistra favorevole a Corbyn.

Quelli che hanno creato i falsi account hanno anche sfruttato i pregiudizi anti-islamici secondo cui l’antisemitismo è endemico tra i musulmani, compresi gli attivisti all’interno del partito laburista.

Dato che la narrazione predominante nei media è così spesso basata su prove falsificate, si auspicano da tempo un serio riesame e un’estrema prudenza riguardo a future affermazioni.

Asa Winstanley è un giornalista investigativo e un redattore associato di “The Electronic Intifada”.

(traduzione di Amedeo Rossi)